I miei colori!

Febbraio 2018: Mauro Murtas mi chiede quali sono i miei colori preferiti. 

Bianco, Nero e Fuxia!

Il Bianco mi attira ma mi fa ritrarre, mi spaventa e ho paura di sporcarlo. Mi piace ma lo tengo alla larga, non si sa mai… forse non riuscirei a tenerlo candido!

Il Nero mi attrae a sé e mi piace incantarmi a osservarlo. Mi piace indossarlo e mi piace usarlo nel blog.

Il Fucsia mi ricorda una fissa dell’Università. Lo indossavo a ogni esame e mi faceva sentire sicura di me, come se gli esami fossero una passeggiata indossando un capo che riprendesse questo colore.

Motivi strani, motivi di pancia… ma veri! Ecco i miei tre colori ed ecco Mauro che li racchiude in un’opera unica.

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Ho atteso tanto prima di inserirla nel mio blog perchè dovevo viverla e dovevo vivere la rinascita che racconta.

Un’opera realizzata con materiali che sembravano morti e invece sono rinati, scalfiti dalla ruggine e maturati dal tempo, ma che non si rassegnano alla sconfitta.

Lavoisier, nel lontano 700, enunciò la legge di conservazione della massa “Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma” perchè, senza scomodare il concetto dell’immortalità, la materia ci insegna che non esiste una vera fine ma è sempre un passaggio verso nuovi inizi. Così, ogni volta che incrocio lo sguardo con questo capolavoro, vedo il bianco e non lo sfioro, mi immergo nel nero ma sicura di potermi rifugiare nel fucsia.

Ma, sarà il caso o il destino, è proprio il bianco che decide di interagire con me, il bianco di un viso che all’Argentiera era chissà cosa e ora mi guarda e scruta!

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Se non fosse stato per Mauro, forse la ruggine l’avrebbe trasformato in qualcosa d’altro ma, per fortuna, è incappato nell’arte di questo artista che ha deciso di farsi trasportare dalle sensazioni che crea la materia e lui ne da forme artistiche di inclinazione  filosofica.

La tecnica del riuso, utilizzata da Mauro Murtashttp://damadelguilcier.com/1331-2/, lo caratterizza per la sua capacità di dialogare con ogni materia che incontra e che si trasforma in pezzi unici e emozionanti. In questo caso, l’opera di cui ho deciso di non rivelare il titolo (almeno per ora), descrive il passaggio “oltre” il tutto e, perchè no, oltre la morte.

L’opera imprime nel tempo la memoria della vita, oltre sofferenza e dolore, oltre lo scalfire delle turbolenze.

Così quel bianco è una memoria, la memoria del passato, di un passato, di una vita, che preponderante imprime un segno eterno!.

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Materiali utilizzati: compensato, vinavil, stucco, colori acrilici, zappette di fresa e bullone per l’assemblaggio.

Autore dell'articolo: damadelg