‘Erru e ‘Ohu – Ferro e Fuoco

Eccomi qui, reduce da una settimana pre pasquale ricca di km e di soddisfazioni, mentre penso a quanto il mio lavoro è un qualcosa di unico!

Venerdì 30 marzo, nel Managheri Wine Bar di Oliena, abbiamo inaugurato la collettiva di scultura

“’Erru e ‘Ohu” – Ferro e Fuoco.

Il titolo della mostra, vuole raccontare il duplice valore che riveste il fuoco: dalla sua immane e incontrollabile capacità devastatrice alla sua indiscutibile forza che, modellata con sapienza, crea capolavori inestimabili.

Tre artisti che hanno domato questo elemento per modellare ferro e ceramica.

Ecco a voi…

Giovanni Paddeu

Marina Desogus

 

Ugo Serpi

 

Partiamo proprio da Giovanni Paddeu…

Le sue opere nascono da se stesse, nel suo laboratorio Giovanni decide di accompagnarle nella loro rinascita.

Così il ferro diventa il viso di un uomo, di un preside con il viso squadrato e gli occhialini su per il naso.

 

A guardarlo bene, mi sembra di vedere un signore sulla sessantina che sta per rimproverarmi… io che sono un ritardo cronico!

E poi c’è l’uomo – foglia!

La foglia, già, sempre sospinta dai venti, mentre le intemperie cercano di buttarla giù. Ma quest uomo, ha deciso di rispondere agli agenti esterni ancorandosi con un saldo bastone, che gli permette di tener fermo il suo essere.

Ma le opere di Giovanni Paddeu sono una più bella dell’altra…

anche se quella realizzata in onore del grande Pirandello è a dir poco uau! Qui giochiamo in casa… è il mio scrittore preferito e “Il Fu Mattia Pascal” insieme a “Uno, Nessuno e Centomila” li conosco a menadito!

Arriviamo a Marina Desogus

una ceramista che ha lavorato la materia prima realizzando opere in monocromo.

Racconta l’altalena della vita – il nostro cammino, i nostri momenti bui, i nostri passi non sempre “socialmente accettati”, per poi arrivare a descrivere la donna nelle sue numerose sfaccettature.

Donna con l’immenso potere della vita… donne che portano in grembo piccole vite, sogni che crescono… sogni accompagnati dal pensiero del futuro, di un sogno di maternità che spicca il volo verso la piena consapevolezza di se. Le opere, realizzate in argilla smaltata, hanno un diretto legame con una immagine che ha caratterizzato la nostra cultura neolitica e di tutto il Mediterraneo:

la dea madre.

La figura della dea madre mi ha sempre affascinato, racconta donne forti, divinità che riescono a governare la natura e a riunire attorno a se interi popoli, grazie al loro inestimabile ruolo di portatrici di vita.

E proprio da questo concetto, ecco che compaiono

 

le “Tzie” di Ugo Serpi.

Ceramiche smaltate che raccontano la donna sarda.

Donne eleganti e imponenti nella loro semplicità, la figura della dea madre reinterpretata e sacralizzata.

Le “Tzie”, forme morbide e sinuose, visi universali, donne che indossano con orgoglio il proprio abito tradizionale.

Il rimando è sempre alla dea madre… in entrambe, infatti, sono evidenziati e enfatizzati il seno e il ventre, sinonimo di femminilità e di vita.

Questi tratti, così dolcemente realizzati ad arte, raccontano l’importanza che la donna ha da sempre rivestito nella nostra cultura e, in generale, in quella del Mediterraneo.

E dopo avervi raccontato la maestria di questi scultori, sarà ancora più immediato affermare che la nostra scultura, sempre intrisa della sua sardità con un respiro universale, è un’arte indiscussa!

 

Ma per finire, non posso assolutamente non ringraziare il Managheri Wine Bar di Oliena: un concentrato di sorrisi, gentilezza, professionalità e una grandissima sensibilità artistica che… non è da tutti!

Ecco qualche scatto dell’inaugurazione:

Autore dell'articolo: damadelg