La mia tesi riprende vita: San Palmerio di Ghilarza

E’ arrivato il momento…la mia tesi riprende vita: San Palmerio di Ghilarza

e non solo!

Intanto devo ammettere che riprendere in mano la tesi a distanza di 10 anni è emozionante.

La leggo con occhi diversi e, soprattutto, oggi riesco a limare tratti che, un tempo, non sarei riuscita a cassare.

Nella mia introduzione, avevo scritto così:

Questo lavoro si pone come obiettivo principale quello di analizzare un edificio di interesse storico–artistico sotto molteplici punti di vista. L’idea è nata dalla necessità di tutelare e di valorizzare sia dal punto di vista artistico che ingegneristico un monumento di interesse religioso che in realtà riveste per il territorio un’importanza rilevante per quel che concerne il culto, la tradizione e il contesto urbano e rurale.

Quindi da questo momento, pubblicherò il mio primo vero lavoro, nato da un sogno, affrontando diversi aspetti:

  • La chiesa come edificio di culto.
  • La chiesa come risultato di tecniche costruttive anche differenti.
  • I materiali utilizzati nelle varie epoche storiche.
  • Le motivazioni che hanno portato i costruttori a scegliere un determinato materiale.
  • Il reperimento dei conci lapidei.
  • I restauri che hanno interessato la chiesa.
  • Eventuali proposte per interventi di restauro e/o manutenzione e tutela.

Perchè avevo deciso di affrontare la chiesa in così svariati ambiti?

Perchè volevo crearmi uno scritto che comprendesse le mie due lauree, storia dell’arte e Tecnologie per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali,

due figure che, in realtà, dovrebbero andare a braccetto e due lavori che, nel mio caso, convivono pacificamente.

Ah, si, per spiegarmi meglio, vi riporto cosa scrissi in merito a questi due settori, uno in Lettere e l’altro in Ingegneria:

Se da una parte lo storico dell’arte colloca cronologicamente un monumento, si interessa della sua gestione, conservazione, restauro, dall’altra l’ingegnere interviene sul Bene Culturale, analizza i materiali utilizzati e le cause che hanno provocato le alterazioni con lo scopo di progettare interventi mirati all’arresto dei processi di degrado e di dissesto.

E per fare ciò… mi sono dimenata tra relazioni tecniche e di restauri, analisi del degrado attuale e confronto con i progettisti.

Partendo dallo stile dell’edificio – inconfondibile – e dai materiali messi in opera, ho cercato di ipotizzare e capire da dove poteva essere estratto il materiale costruttivo.

Ipotesi eh, solo ipotesi!

Soprattutto perchè in epoche lontane non avevamo le mappe delle zone di estrazione!

Ma partendo dalla morfologia del territorio, mi sono spinta sino al Marghine e al Barigadu, accompagnata da una fida carta geologica della Sardegna.

In quegli anni, dunque, analizzai l’edificio tenendo conto dei diversi ambiti di interesse per mettere in luce le caratteristiche intrinseche che rendono unica ogni opera d’arte e, nel nostro caso, per valorizzare la Chiesa di San Palmerio di Ghilarza.

Un edificio inserito armonicamente nel suo contesto territoriale.

Volevo creare uno scritto unico e così è stato!

Avevo due relatori: Prof. Coroneo e Prof. Sanna.

Il primo era (ahimé) uno dei maggiori esperti del romanico nel Mediterraneo, il secondo era il mio prof di chimica e di Materiali del Restauro.

Grazie a loro la mia tesi ha studiato San Palmerio di Ghilarza come un BC frutto organico di un processo socio–culturale entro il quale appare chiaramente la molteplicità delle spinte che ne hanno determinato l’edificazione.

Uhh che paroloni…

Era un testo per l’Università, ci stava…

Ma in pratica in questa categoria parlerò della chiesa come risultato di un insieme di fattori: artistici, architettonici, socio-culturali…

Arriviamo a lei:

La Chiesa di San Palmerio di Ghilarza.

Si trova nella periferia Nord del paese, accanto alla Torre Aragonese, non lontana dalla Chiesa di San Giorgio.

sobria e imponene nella sua semplicità.

Il suo primo impianto risale al XIII secolo, in piena età giudicale, e il secondo in piena età barocca, nel 1790.

L’edificio è stato costruito nella regione denominata Pantaleo e si affaccia verso la ricca e fiorente Valle di Chenale.

Qualche paragrafo fa ho scritto che avrei affrontato l’argomento anche da un punto di vista socio – culturale, ora vi spiego:

La chiesa riveste grande importanza per gli abitanti in quanto è sede del culto del martire San Palmerio a cui è dedicata.

Secondo la leggenda il Santo sarebbe stato flagellato durante le persecuzioni di Diocleziano e inumato a Ghilarza.

La tomba fu ritrovata l’8 luglio 1750 (nei prossimi articoli entreremo nel dettaglio) e da quel momento oggetto di grande venerazione.

Quali sono i documenti base di questo studio?

Ne cito due in particolare: il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado e i verbali delle Visite Pastorali.

Pian piano che prendevo in mano i documenti e mi addentravo nello studio, prendevo coscienza che la chiesa scelta custodiva più notizie di quelle comunemente conosciute…

notizie storiche: era sede della corona con lo scopo di dirimere controversie locali;

notizie di carattere artistico: l’edificio è realizzato secondo lo stile romanico pisano e barocco;

notizie di natura ingegneristica: i materiali costruttivi, il loro reperimento e lo stato del degrado.

E in tutto questo, 10 anni fa, non avrei mai pensato di aprire un blog e soprattutto di rimettere mano al mio studio..

Bene, ora che ho iniziato, non mi resta che continuare…

Tutto ció che é riportato su di questo blog ha carattere divulgativo. Chiunque desidera copiare o promuovere qualsiasi parte del materiale consultabile nel blog… beh non ve lo devo dire io, si procede come nelle tesi: citazione e eventuali permessi sono fondamentalmente necessari 😉

Autore dell'articolo: damadelg