L’eredità della madre mediterranea nell’arte contemporanea

L’eredità della madre mediterranea nell’arte contemporanea è il titolo che ho scelto per il mio intervento nella Rassegna d’arte “Madre Mediterranea” a Selegas.

Tema difficile eh!

Piuttosto è un tema a me molto caro e mi ci sono buttata a tuffo.

Immediatamente mi sono comparsi nella mente alcuni nomi di grandi artisti contemporanei e ho deciso di costruire tutto sulla loro analisi.

Cinque nomi tra centinaia e centinaia di artisti, accumunati da un tema a me caro: la donna.

Il tutto in concomitanza con la collettiva che sto curando al Museo dell’Immagine e del Design Interattivo di Norbello “La donna negli occhi dell’arte”.

un bel “casca a fagiuolo” ci sta eccome!

Così, le opere che tratterò in questo articolo e che mi hanno accompagnato durante l’intervento, vogliono raccontare la mia terra, la donna e la Madre Mediterranea nel linguaggio universale dell’arte, declinata secondo il contesto e l’estro artistico in cui sono state concepite.

Partiamo da lui: Costantino Nivola e le sue madri.

Opera tratta da http://www.museonivola.it/__senzacategoria/madre-2/
Opere scultoree dall’inconfondibile tratto di un figlio e di un uomo che ama e rispetta l’universo femminile.

Parte da se e dalla sua terra, sceglie il marmo duro e freddo ma di un bianco accecante con venature che donano alle opere quel senso di vitalità e di movimento.

Nella nuda semplicità, racconta il suo attaccamento all’universo femminile, con quell’animo nobile e rispettoso che vede nella donna contemporanea la nuova Madre Mediterraneo e enfatizza il suo ruolo di donatrice di vita, abbozzando i seni e talvolta dando al marmo le sembianze di una donna in attesa di una nuova e fantastica vita.

Qui racchiude, forse un cordone ombelicale mai spezzato tra l’artista e la sua terra, tra Nivola e l’arte ancestrale della Sardegna, ma, nel contempo, sembra voler rappresentare l’istinto materno che si risveglia in ogni donna, ogni volta che culla e accompagna verso il sole, una nuova vita.

Molto vicino a Nivola, soprattutto per il paese di nascita, un altro artista di fama internazionale:

Roberto Ziranu.

Si, come Nivola, la sua esistenza parte proprio da Orani.

Chissà se entrambi hanno respirato quel frescolino delle prime serate autunnali, corso tra gli acciotolati del rinomato paese barbaricino.

Mah…

una cosa è certa, entrambi, con la loro arte, hanno deciso di raccontare la bellezza femminile utilizzando due materiali così freddi e così diversi, a tratti immutabili.

Le opere di Ziranu, figlio di 5 generazioni di fabbri, sono capolavori con l’anima.

Si, perchè l’artista conosce il ferro e lo ascolta da sempre.

Credo che tra lui e questo materiale così apparentemente freddo, ci sia stata una favolosa chiaccherata e i suoi corpetti, siano il risultato di un “contratto” che ne ha nobilitato la materia.

Per chi mi conosce, beh, questi corpetti sono entrati nel mio percorso da storico dell’arte, tanti anni fa e oggi continuano a esserci e a donarmi sempre grandi emozioni.

Opere che raccontano la donna attraverso un abito che la caratterizza: il corpetto, presente in tutti gli abiti tradizionali della Sardegna.

Il Corpetto di Roberto Ziranu

Un elemento fondamentale del corredo femminile per ciò che rappresentava: la donna appunto.

e per chi, come me, ha indossato l’abito per numerosi anni, è un pezzo pregiato che si indossa con una cura quasi maniacale.

Stretto in vita, aveva l’obiettivo di enfatizzare il seno (sostituiva egregiamente gli attuali intimi) e i fianchi.

Quel seno e quei fianchi che, nella cultura ancestrale del Mediterraneo, sono sinonimo di vita.

E Roberto li modella senza scolpirli, prende il corpetto e lo veste a festa.

Come Roberto, vi voglio parlare di un altro artista che ha sfidato i canoni del’arte “accademica” e ha creato la sua idea di donna.

Una donna in ceramica, elegante e universale, quelle di

Ugo Serpi.

Come non vedere in questi capolavori una rivisitazione in chiave contemporanea della Dea Madre?

La prima volta che avevo raccontato della sua arte, quella eleganza e quella raffinatezza, realizzata attraverso una magistrale cottura della ceramica, mi parlavano di Sardegna.

Ma dopo studi approfonditi, si, è vero, erano donne in abito tradizionale, ma donne nel mondo.

Mediterranee come Americane, Africane o Asiatiche, sono semplicemente sculture che testimoniano l’importanza che la figura femminile riveste nella nostra cultura.

E questo studio verso la rappresentazione della donna nella nostra cultura, non può non farmi approdare nell’arte di

Gisella Mura.

Come ho sottolineato in alcuni articoli del blog, l’artista ha caratterizzato le sue opere rappresentando la donna nel suo personale ideale di bellezza. Una donna che viaggia nel tempo e diventa una sacerdotessa che scende solenne le scale del Pozzo Sacro per dialogare con la Madre Terra, una giovane donna che accompagna la comunità verso le divinità.

La Sacerdotessa

Ecco quindi donne solenni e granitiche, realizzate color oro o marmo, per enfatizzare la loro eternità, donne che si rapportano al passato e si proiettano verso il futuro ben consapevoli della storia che permane in ognuna di loro.

E quando si parla di un rapporto col passato e con la tradizione, sono inciampata in alcune particolari, e a tratti meno conosciute, opere di

Giuseppe Biasi.

Vi starete chiedendo:

“Cosa c’entra Biasi con l’eredità della Madre Mediterranea?”

L’artista sassarese, grazie a quello che amo definire “matrimonio artistico” con Grazia Deledda, illustra ne “Il Giornalino della Domenica” dal 1906 al 190, realizzando ben 14 copertina e collaborando con i grandi nomi del panorama artistico e letterario della penisola.

Ma, arriviamo a noi, cosa caratterizza il suo lavoro?

Innanzitutto l’uso accurato della grafica per accompagnare componimenti letterari, una sorta di prima creazione di fumetti e poi la sua mission:

raccontare la Sardegna , fuori dagli stereotipi che ci contraddistinguevano.

Ecco così la Sardegna quotidiana, semplice e austera, donne lavoratrici che lui osserva mentre, come un fotografo, imprime nella mente per realizzare le sue illustrazioni.

La Sardegna e la donna sarda, approda “nel continente” con una veste diversa: una donna madre, simbolo della nostra cultura matriarcale, erede legittima della Madre Mediterranea…

Lei, quella Madre Mediterranea senza tempo e nel tempo, lei che espressiva e materna ha accompagnato grandi artisti nel passato e, sono sicura, ne accompagnerà ancora tantissimi nella loro produzione artistica.

Ecco gli artisti selezionati dal team damadelguilcier per raccontare l’eredità che la Madre Mediterranea trasmette all’estro contemporaneo, ecco il mio intervento a Selegas.

E, non posso non concludere con i doverosi ringraziamenti:

  • Michela Piras, collega d’oro e studiosa della nostra cultura;
  • il sindaco di Selegas Alessio Piras, che ha creduto nella manifestazione e, soprattutto emana una venerazione nei confronti della storia del suo paese;
  • Elisabetta Frau, Responsabile Scientifico presso il Museo Civico Archeologico di Senorbì;
  • Giacomo Paglietti, Direttore Scientifico presso il Museo Civico Genna Maria di Villanovaforru e presso l’Area Archeologica di Santa Vittoria di Serri;
  • Nanni Coraddu, professore di Topografia presso I.t.S.G “Ottone Baccaredda”

Alla prossima…

Autore dell'articolo: damadelg