Radici – Norbello nel dopoguerra, a spasso tra i ricordi

Una settimana per mettere in ordine le idee e raccontare di “Radici – quarta edizione”.

Francesco Guccini cantava

“La casa sul confine dei ricordi/ La stessa sempre, come tu la sai/ E tu ricerchi là le tue radici/ Se vuoi capire l’anima che hai”

E noi, a Norbello, anche quest’anno siamo andati alla ricerca delle nostre Radici ascoltando e emozionandoci rapiti dai ricordi della nostra memoria storica:

i nostri anziani… o meglio “diversamente giovani”.

Da quattro anni a questa parte, in occasione dei festeggiamenti dei patroni SS Quirico e Giulitta, l’Amministrazione Comunale organizza una manifestazione dove i protagonisti sono i “diversamente giovani”, la nostra memoria che, come rivisitando l’idea del vicinato, ci racconta Norbello in un tempo andato… nel Novecento.

Quest anno il tema era il dopoguerra, dalla dipartita dei tedeschi sino agli anni 60.

E così riprende il nostro viaggio tra i loro ricordi per conoscere l’essenza della nostra identità…

Ho pensato di raccontarvi qualche aneddoto partendo, per esempio dalla ritirata dei tedeschi.

Norbello, strategicamente al centro delle maggiori vie di comunicazione, ha ospitato i tedeschi in un campo poco fuori dal paese e con un magazzino all’interno del paese.

Quelli che un tempo erano i nostri alleati, qui in paese erano “di casa”.

Ci si aiutava a vicenda e aiutarono addirittura un nostro compaesano che aveva perso il gregge a causa di un furto mettendo in fuga i ladri… con le bombe a mano!

Ma durante la ritirata, mentre le colonne tedesche si dirigevano nel Nord, forse a Macomer per poi dirigersi verso il porto, furono protagonisti di un atto così vile che oggi, continua a mettermi rabbia.

Una bimba andava in campagna, nella località Funtanas Ainas (dove oggi si trova il novenario di Sant’Ignazio) e dovette attendere il loro passaggio prima di attraversare la 131.

Qui un soldato, forse indispettito dal volgere della guerra, forse semplicemente una testa calda alla deriva, puntò il fucile alla bimba e le intimò di poggiare il cane che aveva in braccio.

Era un cucciolo bellissimo, dal pelo bianco con una macchia nera sul viso…

il tedesco non ne ebbe pietà…

Dopo la guerra, arrivarono gli americani che aiutarono anche la nostra piccola comunità con viveri e aiuti vari.

Furono spesso visti come i salvatori, disinfettarono le case dagli insetti, ci aiutarono a debellare la malaria e aiutarono Norbello a rinascere.

Dagli anni 50 iniziò la miseria…

c’erano le famiglie che avevano campi coltivati, greggi e mandrie che, pur non avendo conti stratosferici riuscirono a non patire la fame ma aiutarono i più bisognosi,

c’erano coloro che lavoravano negli uffici e dovevano razionarsi il sostentamento

e c’era chi rubava i capi di bestiame per poter portare sostentamento alla famiglia

e poi chi ci aveva preso gusto…

Norbello era ed è un crocevia, nonchè metà di allevatori che portavano nel mite altopiano, greggi e mandrie a svernare, altri invece avevano scelto di raggiungere persino i campi attigui alle spiagge.

Insomma, il nostro paese aveva e ha un’anima colorata,

i nostri antenati sono stati uomini e donne di valore che, senza paura, si sono rimboccati le maniche e hanno scommesso su stessi,

alcuni qui, a Norbello, altri hanno solcato il mare pur portando la terra natia sempre nel cuore!

Perchè qualsiasi sia il nostro destino, queste case in pietra, i profumi della valle, le nostre tradizioni sono ancorati nel nostro cuore e qui…

Ci rimarranno per sempre.

Autore dell'articolo: damadelg