San Palmerio, tra storia e leggenda

In una linea di confine sottilissima, tra storia e leggenda, vi racconto chi era San Palmerio.

La prima menzione che ne attesta il culto a Ghilarza appare in un documento del Condaghe di Santa Maria di Bonarcado intorno al 1140,

si legge infatti di un’antica cappella padronale eretta per l’assistenza spirituale dei servi della gleba.

Il Condaghe, una raccolta di “conti” dal 1120 al 1263, ricorda il paese sardo di Gilarci, l’attuale Ghilarza, e la fattoria giudicale (donnicàlia) dedicata a Santu Paraminu.

Santu Paraminu?

Si, era questo il nome popolare del Santo…

Sempre durante l’età giudicale, il 30 maggio 1390, il vescovo Giovanni Loru consacrò l’altare della Chiesa di San Giorgio con l’invocazione dello Spirito Santo, di San Giorgio e di San Palmerio.

La consacrazione portava con se, come consuetudine, una pergamena, ritrovata sotto l’altare il 29 dicembre 1887,

e qui San Palmerio è indicato solo con l’iniziale ma l’Angius, esaminando la Biblioteca Reale di Torino, riesce a identificarlo con San Palmerio.

Bisogna aspettare all’8 luglio 1750 per poter parlare di venerazione della tomba del santo.

Perchè questa data?

Secondo la tradizione, l’8 luglio 1750 furono ritrovati i resti sacri del martire.

Si narra, infatti, che San Palmerio è apparso in sogno a un certo Ciccio Mura, un abile maniscalco di Ghilarza, per rivelargli l’ubicazione esatta “nella chiesa di Santa Maria Regina del Rosario”.

Secondo la leggenda riportata dal Can. Licheri in “Note di Vita Civile ed Ecclesiastica”, il maniscalco doveva vestirsi come soleva la Confraternita del Rosario e in presenza del parroco scavare per cercare i resti sacri. Solo dopo la seconda visione gli fu concesso di ricercare le spoglie del martire tra l’altare maggiore e quello di Sant’Antonio Abate, ma gli scavi si rivelano senza successo.

Sarà con la terza visione, più precisa delle precedenti, che riusciranno nell’impresa.

lo scavo era da realizzare in corrispondenza della figura scolpita nel dodicesimo archetto del prospetto Sud, un fregio che rappresenta un uomo a mezzo busto con le braccia e la testa rivolti al cielo.

Di fatto la tomba portata alla luce dopo l’ultima visione era situata proprio sotto il pavimento della chiesa, esattamente in corrispondenza del suddetto bassorilievo.

Con il ritrovamento delle spoglie del martire vengono redatti i Gosos, lodi sacre dialettali, in cui è descritto quanto fu rinvenuto nella tomba:

uno scheletro, una fiala di sangue rappreso, un panno inzuppato di sangue, una palma d’argento e una pietra con sopra incise queste parole: Palmerius in Pace e il racconto della sua vita.

Ma questa sepoltura non era l’unica ritrovata in questa località e perciò si può supporre una zona cimiteriale, probabilmente una necropoli romana, in prossimità dell’edificio di culto.

Infatti si ritrovarono tombe pagane e urne funerarie (in prossimità dell’altare maggiore – 1844) oggi in loco perchè una utilizzata come pila per l’acqua benedetta all’ingresso e l’altra in giardino come elemento decorativo.

Quando nel marzo 1898 si scavò per edificare la nuova sagrestia gli addetti ai lavori trovarono tombe cristiane con, all’interno, frammenti di rosari e medaglie.

E sempre nel 1898, mentre veniva messo in luce l’antico impianto pavimentale della chiesa, altre tombe con sepoltura laica (5 scheletri deposti con la testa verso l’ingresso e le mani raccolte al petto.

Torniamo ai gosos redatti dopo il ritrovamento delle sacre spoglie…

forse scritti da un poeta di ispirazione cenobitica e tutt’oggi cantati con affetto sincero nei confronti del santo, raccontano di San Palmerio come nobile e militare di guarnigione che, svincolatosi dal paganesimo, diventa propagatore della propria fede.

Ma chi era San Palmerio?

Vi racconto cosa ho trovato in alcune agiografie:

Probabilmente di origine sarda, secondo alcuni della provincia di Oristano, secondo altri di Bortigali.

Statua San Palmerio conservata a Bortigali

Ma secondo la leggenda riportata dal can. Licheri, potrebbe appartenere a una delle sette famiglie sopravvissute alla peste che distrusse il villaggio di Berre che successivamente fondarono Bortigali.

La tradizione vuole San Palmerio come il primo patrono della parrocchia della Confraternita delle Anime risalente al IV – V secolo, dunque precedente addirittura all’edificazione della chiesa di Ghilarza (XII secolo).

Tutti concordano nell’affermare che:

San Palmerio, ufficiale dell’esercito romano, si convertì al Cristianesimo e decise di abbandonare le armi per vivere in solitudine nelle montagne della sua terra, ricercando Dio attraverso la contemplazione, la preghiera e la penitenza.

Scoperto viene esiliato nella plaga Nord-Occidentale dell’Isola (verso l’odierna Villanova Monteleone e vicino alla sede del giudicato di Torres) nel tentativo di sperimentare la fermezza della sua fede.

Ricevuto il Battesimo venne accusato davanti a un Preside del tribunale romano, dopo essere stato flagellato, fu condannato alla decapitazione.

Non si sa quando e dove fu martirizzato ma si ipotizza intorno al 303 durante la persecuzione di Diocleziano (243 – 313 d.C.).

Le lodi narrano che mentre i carnefici lo flagellavano e il popolo si lamentava dei tormenti, il martire predicava Cristo ed esortava tutti i cristiani presenti a disprezzare per amore di Cristo qualunque pericolo o tormento.

Probabilmente il luogo del martirio sarebbe dovuto essere sconosciuto ai cristiani che invece in tanti accorsero alla sua sepoltura e lo trasportarono a Ghilarza .

Perchè proprio qui, a Ghilarza?

Gli abitanti nutrivano profonda stima di San Palmerio e vollero dargli una degna sepoltura.

Il Ciomei, nella sua opera “Gli Antichi Martiri della Sardegna”, descrive un’altra tradizione che vuole San Palmerio esiliato sulla montagna di Bortigali.

Pur non potendo stabilire con certezza la data del martirio, sicuramente è uno fra i più antichi culti celebrati nell’Isola.

Ma Padre Ciomei riporta anche l’ipotesi secondo cui San Palmerio faceva parte di quei soldati che Sant’Efisio condusse in Sardegna dall’Oriente durante l’impero di Diocleziano nei limes di Forum Traiani.
San Palmerio a Ghilarza, nella nicchia della navata

Perchè questa ipotesi?

Si basa su alcuni dati:

  • L’abitato di Ghilarza è limitrofo a quello di Fordongianus.
  • Entrambi sono martiri che facevano parte dell’esercito romano.
  • Il culto risale a tempi remoti.
  • La condanna alla flagellazione non appartiene alla tradizione romana.
  • Il nome potrebbe derivare da Palmira, celebre città della Siria distrutta da Aureliano nel 273 d.C., undici anni prima della proclamazione di Diocleziano (284 – 305). È possibile che fra gli uomini arruolati da Diocleziano in Oriente per il corpo di spedizione di Efisio ce ne fosse qualcuno proveniente da quella regione. Con ogni probabilità il corpo di spedizione si formò in Siria, sede della Provincia Proconsolare Romana di Asia, come si può leggere nella Passio di Sant’Efisio. Al martirio di Sant’Efisio seguì certamente l’epurazione dei suoi soldati divenuti cristiani. Questo primo atto della persecuzione di Diocleziano, iniziato nel 297 e proseguito durante tutto il corso della persecuzione con altri quattro editti. Questo potrebbe aver causato la latitanza di Palmerio per fuggire alla cattura.

E prova a darci un chiarimento sul luogo del martire e sul significato che la religione cristiana attribuisce al termine nascita quando parliamo di martirio:

Ma non è che ipotizzare la nascita di San Palmerio a Bortigali voglia indicare il termine nascita come riferito al passaggio verso una nuova vita?

Se fosse così, forse, San Palmerio potrebbe essere stato martirizzato a Bortigali!

Sono tutte ipotesi, purtroppo non avremo mai certezza ma…

ma una cosa è certa:

è affascinante e inspiegabile l’affetto che Ghilarza e Bortigali nutrono per San Palmerio.

Vi lascio qui le fonti che mi avevano aiutato: Bibliotheca Sanctorum, Roma, 1968; Note di Vita Civile ed Ecclesiastica, can. Licheri, 1900; Fortunato Ciomei, Gli antichi martiri della Sardegna, Sassari, 1993; Gabriele Piras, I santi venerati in Sardegna, Cagliari, 1957.

Autore dell'articolo: damadelg