I signori della sete di Sergio Grea

Il primo capitolo, tra le prime righe, mi da il benvenuto una frase: “Sto per entrare in quel palazzo elegante ed esclusivo per decidere quello che devo fare della mia vita.”.. vi è mai successo di valutare l’idea di resettare e ricominciare da zero, di reinventarvi?

“Forse mi piacerebbe che potesse essere la mia donna per la vita, ma so che non lo è, né io posso essere il suo uomo per sempre, Prima o poi finirà. L’importante è saperlo tutti e due, e non soffrirci troppo.” Ma sarà davvero così? Realmente ciò che sentenzia la ragione riesce sempre a corrispondere alla realtà? Chi, cosa stabilisce che dovrà andare a finire così?

Com’è Addis Abeba nel lontano 1967? “E’ la prima volta che arrivo in questa parte dell’Africa. Sono stato nei deserti magrebini del nord, nelle terre dei grandi laghi del centro e sulla costa del Niger, ma non qui. La sua immensità mi colpisce. Spazi infiniti, e sottili nuvole bianche che si perdono all’orizzonte. … Sembra una città fantasma… invece c’è, ma è annegata nel verde”

 “E’ uno di quegli uomini che non apprezza ciò che ha, e che sogna quello che forse non avrà mai. Intelligente, ma incapace di valutare la sua realtà. Abile e astuto con gli altri, ma opaco con sé stesso. Un uomo difficile.” Si, perché talvolta si è così presi dagli altri che non ci si rende conto di se stessi, di ciò che si ha e di tutto quel meraviglioso mondo che abbiamo costruito, forse abbagliati dai se e dai ma… e quando mi capita, metto gli occhiali scuri ma dopo arriva uno sguardo che da nuovo colore a tutto!

“Il bianco della sabbia, il nero della lava dei vulcani spenti, il blu del cielo. E un infinito di luce… Alle nostre spalle le montagne dell’altopiano, davanti il deserto che degrada verso l’oceano Indiano. […] questa è soltanto spoglia solitudine.” Ecco Assab nel 1967, come sarà oggi?

Quando le descrizioni dei paesaggi, ti prendono al cuore, ti sembra di viverle in prima persona.. “Lago Assal, 2 aprile 1967 – Cinquantadue gradi. Non ci sono aria, ombra, vita. Il cielo incendia il lago di sale, immensa depressione inchiodata in un paesaggio lunare di sculture impietrite. Siamo a centocinquanta metri sotto il livello del mare, sprofondati in una luce bollente che blocca i polmoni e uccide gli occhi. Il fondo del lago è spaccato dall’arsura di una ragnatela di ferite. Il sale è scolpito in blocchi tormentati e flagellati dal sole e dal vento. Uno scenario che sgomenta.” Una descrizione di questo livello, chiudi gli occhi e sembra di sentire il caldo soffocante! “Non puoi capire il Corno d’Africa se non ti spingi dentro al suo cuore. Se non ne respiri la disperata desolazione, se non ne senti la morsa di fuoco, se non ti perdi nella sua immensa solitudine”

E poi trovo questa frase “…nella vita c’è sempre qualcuno  che aspetta con i denti affilati. Per sopravvivere è necessario mordere prima che lo facciano gli altri.” Adesso, una sentenza che mi da uno schiaffo bello forte; sarà una coincidenza? Non so ma, caro Grea, grazie!

Autore dell'articolo: damadelg